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Antonio Murgia. Reality is different

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Antonio Murgia. Reality is different

Giuseppe Carli

Se con le sue serigrafie Andy Warhol abolì il colpo di pennello e la materia pittorica rendendo necessaria questa forma d’arte, rinnovando la cultura del suo tempo e facendola passare alla storia come quella del consumismo di cui ne è stato il maggiore cantatore, Antonio Murgia di contro, seppur occupandosi di Pop Art, elabora una sua personalissima inversione di marcia. Sardo di nascita e trasferitosi successivamente con la famiglia a Biella, dove intraprende i suoi studi artistici conclusisi presso l’Accademia di Belle Arti a Brera, nelle sue opere a trionfare non è né la materia pittorica né il gesto, ma la pura dimensionalità cromatica che induce ad una Pop Art itinerante dove l’esplosione del colore nelle immagini è talmente vibrante che diviene eco di una coscienza che si realizza con i cicli dell’umano calore dei corpi in oggetto. Con questa serie di opere Murgia ha creato una pellicola di emozioni, forse un retaggio di quando elaborava cortometraggi in super8, dove la libertà della bellezza dei soggetti ci conduce nell’Olimpo dei grandi miti della storia dell’arte e le opere divengono frame di un unico film che racconta di una oggettività simbolica nella quale le tinte rappresentano una sorta di sinfonia astratta. C’è da chiedersi d’istinto,
come nasce tanta magnificenza e tanta eufonia. Molti critici ed esteti si sono da sempre dibattuti sulla tematica del moto creativo al momento della realizzazione dell’opera d’arte che, pur con evidenti differenze espressive, descrivono la libertà dell’artista come illusoria, poiché è difficile credere che si possa coscientemente guidare il proprio gusto creativo. Sembra infatti che quest’ultimo si comporti alla stregua di un complesso sistema autonomo, sganciato dalla coscienza, ma capace di alterarne gli equilibri sottoponendo l’“Io” al suo servizio. Quanto più la coscienza dell’autore è estranea allo sviluppo della sua opera, tanto più la sua espressività sarà colma di significati simbolici.
Questa dicotomia è la continua disputa di Murgia tra le due grandi questioni: “l’artista è un tutto unico con il processo creatore?” o “la forza creatrice si presenta come una potenza esterna?”.

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Anno
2020
Copertina
cartonato
Formato
20 x 29,5
Pagine
88
Lingua
Italiano
ISBN 978-88-9397-012-9
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