C’era una volta a Roma

Artisti: Franco Angeli, Nanni Balestrini, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Gino Marotta, Fabio Mauri, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Cy Twombly, Giuseppe Uncini

Forse nessuna epoca ha mai suscitato tanta e tale nostalgia come gli anni Sessanta. E se la nostalgia è un sentimento che riguarda lo spazio prima ancora del tempo, il luogo di questo sentimento non può che essere una città, Roma.
Nel catalogo della mostra Linee della ricerca artistica 1960/1980 i protagonisti degli anni Sessanta a Roma sono disseminati in sezioni differenziate: Manzoni, Castellani, Lo Savio, Lombardo, Mauri, Scarpitta, Uncini in Superficie e monocromo; Angeli, Fioroni, Rotella in La ricognizione urbana; Ceroli, Festa, Pascali in Gli oggetti simbolici e così via (si deve comunque dire che alcuni artisti compaiono in più sezioni).
E’ naturale il desiderio dei critici di catalogare, di analizzare e dunque di dividere quello che ha fatto parte dello stesso tessuto connettivo, ed è legittimo che in una mostra didattica i curatori abbiano cercato di chiarire le differenze tra i vari artisti. Tuttavia tutte queste diverse e originali esperienze hanno fatto parte di un clima unico, si sono susseguite quasi senza respiro in un periodo relativamente breve, gli stessi artisti hanno sperimentato le differenti tendenze.
E’ lo stesso Fabio Mauri che dopo aver ideato il più rigoroso monocromo, lo schermo, produce il cassetto con il pacco di pasta e il lucido da scarpe e si cimenta con il fumetto. Un artista non “acculturato”, ma naturalmente colto, come Tano Festa, intitola un quadro Per il clima felice degli anni Sessanta: l’opera è del 1969 e già allora comincia a spirare (come è evidente nel titolo riportato alla base del quadro) una certa nostalgia per i “favolosi” anni Sessanta non ancora chiusi. I nomi sono sei: Lo Savio, Manzoni, Angeli, Schifano, Castellani, Festa.
Come si vede sono riuniti e mescolati i nomi di tre rigorosissimi artisti che rappresentano la tendenza all’azzeramento, allo scarto minimale, all’attitudine mentale e quelli di tre artisti che nel loro lavoro hanno seguito le avventure dell’oggetto, che hanno popolato la loro opera di immagini, che hanno dato alla loro pittura densità e intensità. Il nome di Festa è quasi una cerniera tra i due gruppi: i suoi armadi con specchi sono contemporaneamente “oggetti muti”, immagini di cose, rappresentazioni concrete di un oggetto. Il fatto è che sia Festa che Schifano partono dal monocromo, e anche Angeli con i primi lavori con le calze prende avvio da un’esperienza simile. Il quadro di Tano Festa è scandito da una griglia nera su fondo bianco: una griglia mentale calata sulla realtà, entro la quale appaiono i nomi che evocano il clima rimpianto. La stessa griglia si animerà in seguito con le immagini più varie, come le ante a specchio degli armadi cattureranno figure tratte dalla realtà esterna (brani di natura come il cielo, o di città) o dalla storia dell’arte, dalla memoria dell’artista. Così i monocromi di Schifano e le superfici velate di Angeli si copriranno di immagini disparate. La componente mentale evidenziata dai nomi di Lo Savio, Castellani e soprattutto Manzoni, ci suggerisce il fatto che non si può scindere l’esperienza romana da quella milanese. Il nome di Fontana è un sicuro riferimento, magari filtrato attraverso Manzoni, accanto al polo romano costituito da Burri. (...)
Laura Cherubini
In mostra a Palazzo De Sanctis, Castelbasso 12 LUGLIO-31 AGOSTO 2014

Esaurito

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Anno 2014
Formato 30 x 27 cm
Pagine 128
Copertina cartonatoo
Lingua Italiano/Inglese

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