Giovanni Gaggia – intexěre tempus

GIOVANNI GAGGIA
La coscienza del corpo
 
(...) Come gli specchi magici non rappresentano in modo unidirezionale e verticistico la realtà, ma operano un’ibridazione creativa deformando le sue proprietà, così i generi performativi si fanno non-luoghi liminali di sperimentazione libera, in cui vengono rimodellate le forme socio-culturali legittimate. Nel dare voce e corpo a queste storie, la performance intexre tempus configura una scena di violazione che è il soggetto del tabù, qualcosa che il pubblico occidentale considera, per associazione, un’abitudine primitiva. Anche se questa azione può apparire come un atto di voyerismo da parte della società moderna, il fatto che Gaggia non l’abbia vissuta esclusivamente su di sé ma l’abbia fatta vivere soprattutto agli spettatori suggerisce come una tale violenza non sia un discorso limitato a mondi a noi lontani, bensì sia una costante della stessa nostra vita quotidiana. In questo significato della violenza si esauriscono il confronto e l’analogia con le performance di Regina José Galindo, l’artista guatemalteca fonte di grande ispirazione per Gaggia e la cui storia privata e personale ha dato avvio proprio a intexre tempus. Nelle azioni di Galindo il legame tra violenza, sacralità, morte percorre altre vie: il periodo di decomposizione, di ritorno della forma all’informe, dove la morte ricorda all’uomo la caducità di ogni pretesa di durata e d’individuazione, conduce all’esplosione di quella violenza e di quella sofferenza che Galindo rappresenta in prima persona, sottoponendo il suo stesso corpo a pratiche al limite dell’autolesionismo. (...)
 
Diego Sileo

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Anno 2015
Formato 16,5x22 cm
Pagine 80
Copertina brossura
Lingua Italiano/Inglese

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