Renato Mambor – Pensieri nativi

Esperienza. Acquisire, sollecitare e trasmettere esperienza. Mi pare questa una caratteristica fondamentale dei mezzi con cui, dalla fine degli anni Cinquanta fino ad oggi, si è svolta la ricerca artistica di Renato Mambor. Il suo percorso non si è mai mosso dall’analisi dei sistemi, bensì a partire da un livello precedente: ha evidenziato una grammatica minima della percezione, riconducendosi fin dall’inizio agli elementi fondanti della visione per ri-fondarla e far affiorare un rinnovato senso di appartenenza al mondo e di totalità dell’essere.
Nelle sue prime serie dei Segnali stradali, degli Uomini statistici e dei Ricalchi prende infatti piede un atteggiamento che tende via via a negare i predominanti modelli visivi della cultura artistica tradizionale giunti incontrastati fino agli anni Cinquanta. Mambor infatti attenua, se non elimina del tutto, l’io soggettivo dal quadro che viene così emancipato dalla carica individuale dell’artista-creatore; quello che resta è una superficie piatta dove si affiancano vari accadimenti bidimensionali, uno spazio anti-contemplativo e impersonale che richiama la fertilità della tabula rasa degli Achromes di Piero Manzoni, i 4 minuti e 33 secondi di silenzio (e di suoni involontari) di John Cage, come pure la quotidianità estenuante degli Events di George Brecht o l’interattività di certi primi Happenings di Allan Kaprow, come Pastorale del 1958 o Push and Pull del 1963.
 
Testi di Enrica Feltracco, Gianluca Marziani, Renato Mambor, Achille Bonito Oliva, Gianluca Ranzi, Matteo Vanzan

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Anno 2014
Formato 22x28 cm
Pagine 248
Copertina brossura
Lingua Italiano

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